Buona Domenica!

Questa è una bella novità. Amatori Tour Operator e Marche di Gusto si sono messi insieme per organizzare le gite fuoriporta. Come quelle di una volta, o quasi: non c’è la vecchia 500, c’è un confortevole pullman o pulmino; e non c’è il pranzo al sacco: c’è la degustazione.

Sono 3 date, per ora: la prima è il 7 novembre. Si parte da Ancona per la Valdicastro e si visita l’Abbazia di San Salvatore fondata da San Romualdo, poi si pranza a salumi e vino grazie all’azienda Valdicastro e si prosegue fino alla Fazi Battaglia, la storica casa vinicola della Vallesina. Qui, manco a dirlo, si degusta vino e se ne apprendono le caratteristiche grazie alle spiegazioni del sommelier.

La seconda è domenica 21 novembre. In questo caso, si arriva da Ancona fino ai Sibillini e qui si pranza all’Azienda Agricola Michele, che è un posto straordinario in mezzo a monti favolosi e produce il pane antico con il forno di collina, di cui si imparerà il funzionamento. Insomma, una cosa piuttosto indescrivibile. Ma ci proveremo, a descriverla. Perché, anche questa è una novità, sarà proprio viaggiareterraemare a raccontare i luoghi delle gite, descriverne le caratteristiche e, dopo l’escursione, raccontare come è andata.

La terza gita domenicale, domenica 8 dicembre,  porta a Cartoceto e Candelara. A Cartoceto, patria di un olio dop famoso in tutto il mondo, si degusterà il Bianchello di Lucarelli e si pranzerà, prima di visitare i mercatini di Candelara. Qui, forse lo sapete, il paese viene illuminato da centinaia e centinaia di candele in occasione dei mercatini artigianali.

Viaggiareterraemare impegna 3 reporter per questi eventi: il Barone Rampante vi racconterà i luoghi che si visiteranno a modo suo; Kyria e il nuovo arrivato Patrizio di MarchediGusto racconteranno le gite cui parteciperanno.

Potremo così scoprire terre, sapori, gusti, sensazioni e curiosità tutte in una volta: seguite questa nuova avventura di Viaggiareterraemare online e offline: ne vedremo delle belle :-)

Ogni gita costa 50 euro a testa: trasporto, guida, benzina, pranzo, degustazioni: tutto compreso.

Per saperne di più o prenotarvi:

Amatori TO – info@incoming.amatori.com – 07156216 – via Loggia 20 Ancona

So Long, Barone Rampante


Top 10

In auto, dal parco dei Sibillini verso Ascoli (il nostro itinerario prevedeva Ancona, ma ho pensato di cambiarlo e rimanere a sud per poi risalire definitivamente) facciamo un gioco.

– I 10 prodotti migliori delle Marche

– Compresa la carne che IO NON MANGIO?

– Beh, Martina, nemmeno io la mangio quasi più

– Ti ho visto comprare un salame a Castelluccio!

Per poco non vado a sbattere. Accosto:

– Ma non dormivi?

– Tsk

– E poi, che fai, mi spii?

– Perché, quando io esco la sera non guardi dalla finestra per vedere con chi sono?

– Ma io sono tuo padre

– E io tua figlia, e non voglio un padre con la gotta da portare in sedia a rotelle tra cinque anni!

– Tra… ma… ma…

Riparto. Piano.

– I 10 prodotti più buoni delle Marche compresa la carne. Anche se non la mangiamo. Quasi Mai.

– Il salame di fichi!!!! – sbotta la più piccola

– Si chiama Lonza, o Lonzino di fichi. E poi, bleah, è tutto appiccicoso!!

lonzino01zoom

(a una certa età, i bambini diventano adolescenti e quel che era appiccicoso e quindi divertente si fa improvvisamente disgustoso e sconveniente)

– Però è buono – faccio io

– Ma ci sono cose molto migliori

– Non si dice molto migliori Martina, quante volte te lo devo dire

– E come si dice?

– Mah, potresti dire di gran lunga migliori

– Che schifo

(stanno facendo a pezzi la nostra lingua! Di sicuro nel suo piccolo grande cervello mia figlia si è detta Ke skifo)

– Ok, altre proposte?

Mia moglie vota per i Moscioli selvatici di Portonovo. Come darle torto? Riesce sempre a ricordare le cose migliori, lei. Io, naturalmente, ci metto il Verdicchio e la Porchetta

portonovo

– Ma solo quella dei fratelli Rosciné di Cupramontana

– Anche a Mazzangrugno era buona, vero? – mi sfotte Martina…

Più che il verdicchio, mia moglie metterebbe il Rosso Conero, vino più nobile e particolare. Segue piccolo bisticcio sulla qualità di tutti i vini della Regione, Passerina compresa.

– però non vale – ci interrompe Martina – ce ne sono troppe di cose buone. Ke so…

– Hai detto Ke con la K!

– Scusa?

– Hai detto Ke con la K, ti ho sentito!

– Ma come fai a dire Ke…

– Lo hai rifatto. Avete sentito, lo ha rifatto. Oddio! Che fine faremo..

(Naturalmente scherzo, ma Martina è sinceramente perplessa e si sta chiedendo come abbia fatto a distinguere la sua K da un ch qualunque)

– Va bene, scusa, continua.

– Ci sono troppe cose buone, dicevo. Voglio dire, c’è il Tartufo

– certo, il tartufo. Numero uno, anzi, quello è fuori categoria. E’ come scegliere la donna più sexy della storia e votare Marilyn, non vale

– Quanto sei vecchio!

Freno. Mi volto. La brucio con lo sguardo. Riparto. Nemmeno mia figlia può toccare Marilyn Monroe!

– va bene, togliamo il tartufo. Allora il Formaggio di Fossa.

– Beh, quello adesso è quasi tutto romagnolo… accidenti…

– Ma è sempre marchigiano, dai. Poi c’è la caciotta dei Sibillini

– Quella non la metterei nella Top 10, anche se buona è buona

– Il varnelli

– CHE NE SAI TU DEL VARNELLI???

(continua: qualcuno ha suggerimenti?)


Colli e Lame

Ha un che di domestico, dicevo, la Valle Esina. Se ne è sempre stata così, per i fatti propri, a lavorare la terra prima e a trasformare i materiali poi, e non ha mai pensato di imbellettarsi. Somiglia alle donne che la abitano, tutte capaci di strappare i frutti ai campi, ma un po’ imbranate col rossetto.

filottrano

Negli ultimi anni un po’ di cittadini hanno rilevato delle case coloniche, sostituendole con agriturismi curati e circondati da girasoli e viti. Niente di male: se ne vedono ogni tanto, passando per questi tornanti.

– Dove andiamo papà?

– A Staffolo.

– Da Lucio?

– No, non ci fermiamo. Andiamo in paese.

campi

Però, io preferisco sempre l’aria domestica, gli elaborati marchingegni che qui i contadini inventano per dissetare i conigli, che non hanno niente da invidiare agli acquedotti degli architetti romani. Gli asciugamani lavati senza ammorbidente. E le zucche mangiate quando è tempo di zucche, che viene la nausea ma non si possono mica buttare.

Lucio, a proposito, è un amico che produce del gran vino. Ha vinto dei premi e a mio parere, che lo seguo sin dall’inizio, in gran parte è suo il merito dei miglioramenti ottenuti dal verdicchio negli ultimi decenni. Il suo arrivo ha scombussolato le carte in tavolo.

rosora

La sua casa, e la sua terra, stanno a ridosso di una curva di tornante sulla via per Staffolo. Anni fa visitavo spesso la sua cantina: mi veniva incontro questo ragazzo grande e grosso, che sembrava uscito da un centro sociale metropolitano, con tanto di piercing e rasato. Ma era bravo: accidenti se era bravo. La moglie aveva ereditato quella terra e lui, dipendente delle poste, non vi aveva pensato su due volte:

– Andiamo a fare il vino – aveva detto. E così è stato.

Ad ogni modo, il vino qui è benedetto dalla terra dura e seghettata, segnata dalle Lame scoscese e da un vento prezioso. Lucio ne ha enfatizzato i profumi, ammorbidito il tocco ed ecco la sorpresa: il verdicchio aveva una sua bella nobiltà.

vegetazione

Continuiamo a salire. La valle si apre e chiude ad ogni curva, come un ventaglio, mentre edifici di cooperative, allevamenti di ovini e trebbiatrici addormentate ci spingono verso il paese. Dall’alto, si scorge bene l’essenza di una terra che è frutto di patchwork collettivo: fazzoletti arati, coltivati, ripassati, educati, limati, un lavoro continuo, indefesso, contadino. Mi auguro sempre, venendo qui, che questa nuova evidenza del turismo, questa riscoperta bellezza della Valle, non insinui dubbi nei suoi abitanti, non li faccia divenire troppo commercianti. Ma poi, basta scambiare due chiacchiere con Sante al bar, o con Manlio al ristorante, per capire che non sarà così.

A presto, Dr. Timo


La valle

E’ mattina, non sono ancora le 9. La nostra residenza temporanea si trova nelle colline attorno a Jesi, si gode un panorama di campi e di trattori fermi. Quando siamo tornati, ieri sera, ho chiesto ad un signore che si occupa del terreno qui accanto notizie sul suo trattore: non immaginavo fossero tanto costosi, e tanto evoluti sul piano dei comfort. Aria condizionata, sedili ergonomici, comandi semplificati. Il bello della tecnologia, per un lavoro duro. Dopo esserci salito, ho accettato il suo limoncello fatto in casa. La temperatura è ancora buona, e dopo il tramonto molti degli abitanti di queste piccole frazioni resta fuori a chiacchierare.

In vallesina

In vallesina

Stamattina le ragazze fanno colazione e io mi metto fuori a scrivere. A Jesi, ci siamo persi un pochino tra le vie strette dietro la Cattedrale e siamo arrivati ad un piccolo parco e alle Mura, dalle quali si gode di un panorama interessante. Non proprio bello, ma esaustivo, perché c’è la valle, punteggiata delle centinaia di piccole fabbriche che, qui, hanno sostituito i campi e anni fa hanno fatto gridare al miracolo economico marchigiano. Oggi certamente ridimensionato.

Oltre le fabbriche che s’irradiano da Jesi, oltre la foschia, si intuisce il disegno collinare della Valle: dossi morbidi, non tappeti erbosi come accade in Toscana, ad esempio. Se una collina fosse una perla, allora direi che in Toscana si passa il tempo a levigarla, mentre qui la si carezza con le mani callose; là si mette al collo in forma di collana, qui si tiene stretta nel pugno chiuso in tasca.

ripe

le Ripe

Non è un paesaggio sorprendentemente bello, quello della Valle Esina. Non compete con l’Umbria, tanto meno con la Toscana, questo va detto. E però, se mi sporgo da una finestra, o dal un terrazzo, o faccio una passeggiata assieme alle mie figlie, mi rimangio questo pensiero e resto ammirato da quel che corre tra gli abitanti di qui e la loro terra.

Ad esempio, seduto sul retro dell’abitazione del mio ospite ieri sera, ogni persona, zio o cugino, e animale, cane o gatto, e ogni cosa parlavano di terra: non di orto, come accade a casa mia, ma di terra dura, di raccolto, di fatica, di cucina fatta esclusivamente di terra locale. E la terra locale non è che faccia regali: il vino è duro e spigoloso, le erbe con cui si preparano i pranzi altrove sono considerate erbacce, come la ruta; sì, è una terra intrisa di fatica.

san vicino e colline

san vicino e colline

Di questa Valle Jesi è, come ho detto, una sorta di capitale: un crocevia di lavoratori che si disperdono ogni mattina nei vari borghi di campagna dove sorgono piccole e discrete imprese, ma anche un centro che pretende sempre più d’essere elevato a rango di città. Così, ne viene fuori un centro strano: mira all’alta borghesia pur essendo fatto essenzialmente di gran lavoratori. Ha negozi decisamente migliori rispetto a città più grandi delle Marche, ma si respira sempre aria di paese e resistono le drogherie dove puoi trovare tutto, dagli aghi al latte, dal Verdicchio al pane fresco. Gli scolari arrivano dalle frazioni circostanti in corriera come nei film di Pupi Avati, e lungo il corso negozi mettono in vetrina impianti Bang & Olufsen.

E’ la capitale di una Valle che sino a qualche anno fa non aveva nemmeno lontanamente pensato ad essere risorsa turistica: è questa, immagino, la cosa che la rende così piena di fascino. Ecco perché non somiglia a nessun altro mondo collinare che si vede nelle cartoline: è come un quadro di valore rimasto sempre dentro casa, mai valutato e mai finito nei Musei.

Scusate se mi sono lasciato andare con le metafore, ma ho sempre avuto un debole per questi posti e non è facile trasmettere certe sensazioni. Cercherò di essere meno enfatico nel prossimo post: ora prendo le mie figlie, che hanno finito colazione, e iniziamo un giro per i paesi qui attorno che, con un po’ di arroganza, si chiamano Castelli…

C’è un po’ di sole, non troppo.

– Dove ci porti adesso?

Hanno appena finito le meringhe che si sono portate qui da Jesi.

– Un po’ per campi, e poi un ben giretto a Staffolo e Cupramontana. Va bene?

Mia moglie sospira: troppo vino da quelle parti. Ma le ragazze sembrano contente. Martina gioca col navigatore, che esce dal cassetto del cruscotto solo quando lei è in auto.

A presto, Dr. Timo


Verso Matelica (e Braccano)

L’allegra famigliuola si dirige verso Matelica. A bordo varie guide della nostra regione e il necessaire per comunicare importanti scoperte. Il resto dello spazio è occupato dalle valigie delle tre donne con cui vivo, ovvero una moglie e due figlie. Dopo un tratto di costa battuta dal vento, percorriamo le strade dell’entroterra, carezzate da una pioggia lieve. Attorno paesi e paeselli che s’alzano come pugni e strumenti agricoli lasciati lì, ai margini della strada, come dinosauri addormentati.

entroterra

Ricordo che da piccolo, ai tempi dunque del risorgimento, mio padre per le stesse strade mi mostrava gli alberi, insegnandomene i nomi: quello è il salice, quello il pioppo nero, quello il pioppo bianco. Ecco la filirea, il corbezzolo sta là. Farei lo stesso, ora, ma non li ricordo tutti, e le mie figlie sono un po’ indaffarate con i loro cellulari. A Matelica tocca alla cittadina, che visitai sempre ai tempi del risorgimento, al Museo Piersanti, che dicono sia uno spasso anche per le ragazzine qui di dietro e a Braccano, poi, lì vicino, il famoso paese dei Murales.

Ah, e al Verdicchio, naturalmente, dopo la sistemazione nel nostro primo hotel.

A presto, Dr. T.


 

Tutti i contenuti del blog Viaggiare Terra e Mare (dove non diversamente specificato)
sono pubblicati sotto Creative Commons 2.5 Italia License.

Viaggiare Terra e Mare un progetto di Amatori Tour Operator - P.I. 02251850422