Boat-Ride Man of Zadar

“Uno alla volta, salite uno alla volta! Signora, si appoggi a me, mi dia il suo braccio. La barca è leggera, fate attenzione”

“Come ondeggia, fortunatamente il mare è calmo. …ma perché non partiamo?”
“Sta aspettando che arrivi altra gente, così guadagna un po’ di più. Ecco, a parte questi due che salgono ora, non credo arrivi qualcun’ altro per un po’. Dovremmo partire.”
“Che emozione, arriveremo in barca al centro storico per il mio compleanno, in barca a remi poi! Spero non mi arrivi qualche schizzo d’ acqua e mi rovini il vestito”
“Gli altri ci raggiungono dopo allora?̕””No, sono già al caffè nella piazza davanti alla chiesa che ci aspettano per un Martini. Poi ceneremo in quel ristorante laggiù, con la vista sul mare!̕”   “Bellissimo! Vedremo anche questo signore e la sua barca mentre ceniamo!̕”   “Certo, lui fa avanti e indietro fino a mezzanotte.̕”

“Scendete dal centro prima, appoggiatevi al mio braccio.”
“Sono cinque Kune a testa. Grazie, grazie, fate attenzione, grazie!̕”

“Dai, se facciamo in tempo riprendiamo la barca dopo cena, ma a quanto corrispondono cinque Kune?̕”
“A meno di un Euro.”

Boat-ride man of Zadar, 2011.


A contatto con il mare

Nel 2006 la città di Zara ha vinto il Premio Europeo per lo Spazio pubblico grazie all’Organo del Mare. Basta allontanarsi di due passi dal centro storico verso il lungomare e si incontra questa meravigliosa e poetica invenzione che riesce a metterci letteralmente in contatto con le profondità marine.

Tecnicamente, si tratta di condotte sotterranee che convogliano le onde del mare fino a spingere su grandi canne simili a quelle degli organi. L’acqua del mare in questo modo suona sinfonie sempre diverse e la musica arriva a noi attraverso una serie di fori distribuiti su tutta la banchina.

La sensazione non è descrivibile. Si può al massimo udirne la riproduzione, ma non è come sedere sui gradini dell’enorme strumento :-)

Se è passato il tramonto, a pochi passi dall’organo si trova un altro eccezionale allestimento: il Saluto al sole, 300 piccoli pannelli solari in un grande cerchio (22 metri di diamtero) che si attivano grazie alla interazione degli esseri umani.

Lo scenario della anticaZara, con le sue mura illuminate e i vicoli ben curati, e del mare che le si apre davanti è unico grazie a queste invenzioni architettoniche ed artistiche che sembrano dirci una sola cosa: noi facciamo parte della natura. Noi non abbiamo la natura. Lei comprende noi.

 

 


Velli e Venti

Dopo Zadar e dopo una memorabile cena a base di pesce grigliato consumata sul lungomare, è stata la volta di Pag. Mirko voleva andarci assolutamente, sembrava un bambino: voleva assaggiare il formaggio e soprattutto vedere le pecore dell’isola che sono famose per il loro mimetismo…pecore mimetiche, addirittura :-)

Pag Ponte

Non so se questa sia l’isola più particolare dell’adriatico, penso di no. Ad esempio, so che qui vicino ce n’è una a forma di Cuore; poi, c’è quella di Brac, che produce la famosa pietra utilizzata anche per la Casa Bianca; poi, ci sono tutte le Kornati… Però, questa è comunque un’isola strana.

E’ strana perché battuta dalla bora e mentre ti avvicini da Miletici, dove inizia il ponte per l’isola, ti sembra di arrivare sulla luna: l’isola ha un dorso secco, asciutto, d’un indefinito colore arrosto.

Procediamo verso il centro di Novalja, incrociando diversi muretti in pietra che da noi confonderemmo per confini tra un territorio e l’altro, e invece sono frangivento, servono a spezzare la bora, a non farle divorare l’isola. Ci accompagna un ragazzo sui vent’anni che abbiamo scelto come guida: mentre andiamo riassume un po’ le vicende dell’isola e ci ricorda come il turismo degli ultimi anni abbia rivoluzionato le abitudini dei residenti.

Pag_panorama_771x768

– Non di tutti, però. Qui tanta gente ancora tratta il sale, pesca e porta pecore a spasso come una volta. E’ un’isola un po’… schizofrenica… – ci fa, e ride.

Non ha tutti i torti: sui siti internet di Novalja impazzano i video delle feste in spiaggia, con splendide ragazze in bikini succinti che danzano musica house o si lanciano gavettoni in riva al mare

d’altro canto, tutt’attorno si vedono paesaggi marziani con pecore dal vello lanuginoso e alberi ritorti dal vento, e viti abbarbicate al terreno che pare un’escrescenza ruvida del mare.

Pag capre

Il vento non è ancora forte come accadrà d’inverno, ma si capisce la sua capacità di modellare terreno, animali e persone, dando vita a un paesaggio unico. Io adoro il vento, naturalmente, e mi lascio scompigliare.

Edy


Musica e Riflessi

Come mi sembra abbiano fatto i miei soci di blog, ho seguito il consiglio di Paolo e ho spento il computer per due giorni interi. Nessun collegamento, nessun post, nessun aggiornamento. E’ stata un’esperienza mistica. Qualcuno, su Facebook, mi ha chiesto che fine avessi fatto, come sarebbe potuto accadere qualche decina di anni fa in un paese di provincia: il fornaio non vede il cliente abituale e quando finalmente quello arriva, gli fa

– Ma che fine hai fatto?

Mi piace Facebook, e mi piace molto anobii, che è del tutto diverso. Ma certo è una sensazione strana quella di sentirsi chiedere “che fine hai fatto?” se per due giorni sei rimasta lontana dalla rete. Non so, qualche volta mi sembra che la forza di questi social network non risponda ad altro che al nostro desiderio di non sentirci abbandonati: forse non vogliamo stare necessariamente in compagnia, ma di certo non vogliamo sentirci dimenticati. Come diceva Joe Jackson? I can’t Live with you, but I can’t Stay without you…. beh, il web è una buona soluzione :-)

A parte questi discorsi, naturalmente siamo tutti rimasti spiazzati. Ammetto che ci siamo sentiti, almeno io e Kyria: è simpatica quella ragazza, a volte sembra così insicura e altre volte sembra in grado di riempire un’arca di animali obbedienti sotto il diluvio.

– Tu che fai, scrivi o no? – mi ha chiesto

– Io no, per fortuna. Volevo proprio disintossicarmi qualche tempo dal computer. Non sono abituata a portarmi appresso la tecnologia.

– Ah… va bene – è rimasta un po’ in silenzio – allora non scrivo nemmeno io – ha detto poi, come una sorella minore alla maggiore. Mi ha fatto tenerezza.

– Come va? – le ho chiesto.

– Alla grande – è ripartita – vedrai che interviste che ti faccio, e poi ho in mente un po’ di post… però – ha detto poi, un po’ seria – è strano fare tutto questo giro sola. Tu almeno, hai un amico

– Ma tu sei vicina a casa – ho risposto. Poco convinta.

Ci siamo lasciate promettendoci di risentirci, o di scriverci sul blog. O su facebook (lei usa anche twitter, io no, mi spaventa quel tritapensieri).

Comunque, siamo arrivati a Zadar senza l’obbligo di scrivere, così dopo aver preso posto in un albergo moderno e un po’ freddo, ma super attrezzato, ho lasciato il computer nell’armadio.

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Scivolando giù

Questa mattina mi sono svegliata con la canzone qui sopra in testa e ho ottenuto da Mirko il permesso di ascoltarla.

Da Rovinj, che ha un’atmosfera difficile da lasciare, ci spostiamo verso sud: la meta del prossimo spostamento è Zadar, ovvero una città industriale, con un grande cantiere, dove attraccano decine di traghetti al giorno.

Ma, dicono, anche una città ricca di fascino.

A Pula abbiamo mangiato nel miglior ristorante di Croazia, almeno secondo le guide, scoprendo che la cucina, qui può essere molto fantasiosa: sinceramente, mi aspettavo grigliate di pesce sulla spiaggia e pseudo-gulasch all’interno, ma sono stata smentita.

gazebo del ristorante

gazebo del ristorante

Ci allontaniamo a malincuore dalla penisola in cui ci eravamo rifugiati , come entrassimo in continente, e un poco è vero. Ma ci aspetta forse la parte più affascinante del viaggio, anche se meno “veneziana“.

Siamo per strada da un po': attraversiamo piccole e grandi località, tutte abbastanza turistiche. Le piccole case in pietra si alternano a alberghi di dimensioni considerevoli, però bisogna dire una cosa: qui gli alberghi li sanno nascondere. Certo, le terre sono meno coltivate e c’è una vegetazione particolarmente ricca e libera di crescere, ma ci si applicano. Sono mastodontici, a volte, eppure se ne vedono solo piccoli riquadri tra le foglie, come fossero templi incaici.

Rovinj - Hotel Eden 2

Di sicuro ci sono eccezioni, ma la maggior parte di quelli che abbiamo incontrato sinora sono così. Per quel che ci riguarda, a Rovinj non eravamo in un grande albergo, ma in una piccola pensione molto più adatta alla città come si mostra in settembre… molto più in stile piccola Venezia

Lungo la strada ci assicuriamo di aver preso la svolta giusta chiedendo a un signore sui 60 che vende formaggi da uno stand improvvisato.

– Zadar Zadar – gli fa Mirko e quello annuisce con la testa e ci mostra la via con il braccio. Cerca poi di venderci una forma di formaggio, che dice venire dall’isola di Pag. Pag è una delle nostre mete, e sinceramente non vedo l’ora di arrivarci: solo le foto mi hanno incuriosito.

Pag alberi

Ci lasciamo il venditore di formaggi alle spalle ed entriamo in strade più trafficate: penso, a volte, alla guerra che si è svolta in queste terre e a quanto da allora, da pochi anni, le cose siano cambiate. Le risorse dell’essere umano sono tante, quasi quante le sue stupidaggini.

Mirko si stufa di Capossela.

– Questa è molto più On The Road – mi fa

Io chiudo il computer e lascio andare lo sguardo al di là del finestrino, dove all’orizzonte il mare appare e scompare dietro cime addormentate.

A tra poco

Edy


 

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