A contatto con il mare

Nel 2006 la città di Zara ha vinto il Premio Europeo per lo Spazio pubblico grazie all’Organo del Mare. Basta allontanarsi di due passi dal centro storico verso il lungomare e si incontra questa meravigliosa e poetica invenzione che riesce a metterci letteralmente in contatto con le profondità marine.

Tecnicamente, si tratta di condotte sotterranee che convogliano le onde del mare fino a spingere su grandi canne simili a quelle degli organi. L’acqua del mare in questo modo suona sinfonie sempre diverse e la musica arriva a noi attraverso una serie di fori distribuiti su tutta la banchina.

La sensazione non è descrivibile. Si può al massimo udirne la riproduzione, ma non è come sedere sui gradini dell’enorme strumento :-)

Se è passato il tramonto, a pochi passi dall’organo si trova un altro eccezionale allestimento: il Saluto al sole, 300 piccoli pannelli solari in un grande cerchio (22 metri di diamtero) che si attivano grazie alla interazione degli esseri umani.

Lo scenario della anticaZara, con le sue mura illuminate e i vicoli ben curati, e del mare che le si apre davanti è unico grazie a queste invenzioni architettoniche ed artistiche che sembrano dirci una sola cosa: noi facciamo parte della natura. Noi non abbiamo la natura. Lei comprende noi.

 

 


Scivolando giù

Questa mattina mi sono svegliata con la canzone qui sopra in testa e ho ottenuto da Mirko il permesso di ascoltarla.

Da Rovinj, che ha un’atmosfera difficile da lasciare, ci spostiamo verso sud: la meta del prossimo spostamento è Zadar, ovvero una città industriale, con un grande cantiere, dove attraccano decine di traghetti al giorno.

Ma, dicono, anche una città ricca di fascino.

A Pula abbiamo mangiato nel miglior ristorante di Croazia, almeno secondo le guide, scoprendo che la cucina, qui può essere molto fantasiosa: sinceramente, mi aspettavo grigliate di pesce sulla spiaggia e pseudo-gulasch all’interno, ma sono stata smentita.

gazebo del ristorante

gazebo del ristorante

Ci allontaniamo a malincuore dalla penisola in cui ci eravamo rifugiati , come entrassimo in continente, e un poco è vero. Ma ci aspetta forse la parte più affascinante del viaggio, anche se meno “veneziana“.

Siamo per strada da un po': attraversiamo piccole e grandi località, tutte abbastanza turistiche. Le piccole case in pietra si alternano a alberghi di dimensioni considerevoli, però bisogna dire una cosa: qui gli alberghi li sanno nascondere. Certo, le terre sono meno coltivate e c’è una vegetazione particolarmente ricca e libera di crescere, ma ci si applicano. Sono mastodontici, a volte, eppure se ne vedono solo piccoli riquadri tra le foglie, come fossero templi incaici.

Rovinj - Hotel Eden 2

Di sicuro ci sono eccezioni, ma la maggior parte di quelli che abbiamo incontrato sinora sono così. Per quel che ci riguarda, a Rovinj non eravamo in un grande albergo, ma in una piccola pensione molto più adatta alla città come si mostra in settembre… molto più in stile piccola Venezia

Lungo la strada ci assicuriamo di aver preso la svolta giusta chiedendo a un signore sui 60 che vende formaggi da uno stand improvvisato.

– Zadar Zadar – gli fa Mirko e quello annuisce con la testa e ci mostra la via con il braccio. Cerca poi di venderci una forma di formaggio, che dice venire dall’isola di Pag. Pag è una delle nostre mete, e sinceramente non vedo l’ora di arrivarci: solo le foto mi hanno incuriosito.

Pag alberi

Ci lasciamo il venditore di formaggi alle spalle ed entriamo in strade più trafficate: penso, a volte, alla guerra che si è svolta in queste terre e a quanto da allora, da pochi anni, le cose siano cambiate. Le risorse dell’essere umano sono tante, quasi quante le sue stupidaggini.

Mirko si stufa di Capossela.

– Questa è molto più On The Road – mi fa

Io chiudo il computer e lascio andare lo sguardo al di là del finestrino, dove all’orizzonte il mare appare e scompare dietro cime addormentate.

A tra poco

Edy


 

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